Galeazzi interno
 
a cura di Roberto Barbarossa
 
"Cosenza ed i cosentini sono incisi nel mio cuore". Parole di Sergio Galeazzi, perno del centrocampo di quel Cosenza targato Gianni Di Marzio che conquistò la promozione in serie B. "Sono arrivato a Cosenza che ero un ragazzino e sono andato via uomo: al di là del calcio, delle soddisfazioni personali, sono queste le cose che restano, le cose importanti della vita. Fa piacere essere ricordati, dopo tanti anni, dalla gente di Cosenza ed essere considerato una persona seria. Cosenza mi ha fatto crescere e sono davvero tanti gli amici che ho in città e, ogni volta, per me è un piacere sentirli". Oggi Galezzi allena in promozione, a Cerano:"Non conta la categoria; sono vicino casa è per chi come me ha il calcio nel sangue, l'importante, come si dice, è sentire ancora il profumo dell'erbetta. Poi cerco di trasmettere ai giovani l'esperienza accumulata in tanti anni di professionismo per cui va bene così. Purtroppo il calcio di oggi non è come quello di una volta. E' lo specchio di una società profondamente mutata. I giovani hanno altri interessi, si cresce in maniera completamente diversa dai miei tempi allorquando, ognuno di noi, dormiva con il pallone sotto il cuscino e non vedeva l'ora di scendere in piazza e giocare con gli amici. Oggi, invece, il calcio è visto più come un business che come un interesse vero". Il calcio specchio di una società profondamente mutata, dove alcuni valori sono messi spesso in discussione:"E' proprio vero e dispiace. Vedi, io ho un figlio di 19 anni che gioca a calcio in promozione. Non farà mai carriera, gioca perchè gli piace e si diverte senza grandi aspettative ma, sia io che lui, siamo contenti così perchè, nonostante tutto, il calcio riesce ancora ad esprimere dei valori importanti pur se non è più quello di una volta. E poi, fare sport, è sempre importante per cui, fin quando sia io che lui avremo questo spirito e questa voglia di divertirci, continueremo". Inevitabile, con Sergio, parlare di Denis Bergamini:"Sappiamo tutti che non è possibile che si sia suicidato perchè lo conoscevamo bene. Ammesso e concesso che avesse deciso di suicidarsi, e non ci credo assolutamente, non lo avrebbe fatto mai prima della partita ma, piuttosto, il lunedì. Poi, alla vigilia della gara contro il Messina, avevamo deciso che in caso di vittoria, avremmo festeggiato con una bella grigliata tra di noi. Per cui...". Galeazzi ha legato la sua carriera di calciatore, alle stagioni probabilmente più belle della storia del Cosenza Calcio: una tra tutte, la promozione in serie B. "Era il Cosenza del grande Di Marzio e, quello, fu un campionato davvero splendido che vincemmo con merito. Non dimentichiamo neanche la stagione successiva, in serie B con mister Giorgi. Due grandi personaggi, davvero indimenticabili. Con Di Marzio, ogni giorno c'era qualcosa da raccontare. Pensa che avevamo un vero e proprio coprifuoco e, durante la settimana, alle 10.30 massimo dovevamo essere a casa. Per un periodo, ho abitato insieme a Claudio Lombardo e, spesso, andavamo a cena fuori vicino casa, a Commenda. Una sera trovammo ad aspettarci il mister con quattro ragazzi degli ultrà: avevano giocato una scommessa. Di Marzio era sicuro che alle 10.30 noi saremmo stati a casa mentre, i ragazzi, avevano scommesso il contrario. Alle 10.30 puntuali bussarono a casa e, tra lo stupore degli ultrà e la soddifazione del mister, ci trovarono puntuali a casa. Non ti dico le risate! Vogliamo parlare della partita che vincemmo a Salerno? La gara iniziava alle 14.30 e noi, alle 14.15 eravamo in Questura a Salerno; arrivammo allo stadio con i mezzi della Celere perchè, la gente, ci aspettava sulla strada che portava al Vestuti per tirarci addosso di tutto. Arrivati allo stadio, ci chiusero a chiave negli spogliatori, non ci consentirono di fare il riscaldamento aprendo lo stanzone solo per consentire, alla terna arbitrale, di fare il consueto riconoscimento pre partita. Alla fine, dopo che vincemmo grazie alla rete di Michele, rientrammo negli spogliatoi tenendoci per mano, con le spalle appoggiate al muro perchè avevamo i fotografi che ci prendevano a cinghiate. Dopo una "bella" doccia fredda, la Celere ci portò con i suoi mezzi fuori Salerno dove, in un autogrill sulla A3, trovammo il nostro pullmann. Arrivati a Castrovillari, trovammo gli Ultrà che ci aspettavano con bandiere e fumogeni e poi, giunti al San Vito, migliaia e migliaia di tifosi ad aspettarci festosi. Ecco. Questa è Cosenza. Una città che mi è rimasta nel cuore e nella quale torno sempre con grande piacere. Un saluto a tutti e a presto".
 

L'ANALISI DEI NUMERI

IL COSENZA IN CAMPIONATO

 PARTITE GIOCATE
  2 8 8  6
 PARTITE VINTE   1 0 8 2
 PARTITE PAREGGIATE   0 9 0 8
 PARTITE PERSE   0 8 9 6
 RETI FATTE
  3 3 3 0
 RETI SUBITE   3 0 4 1
 

DALL'ARCHIVIO FOTOGRAFICO

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Lunedì 09 marzo 2020 - ore 21:00
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