Sit-in davanti al Tribunale di Cosenza per continuare a chiedere giustizia sul caso Bergamini
 
a cura di Eliseno Sposato
 

Ancora una volta Cosenza ha dimostrato in maniera composta la sua vicinanza alla famiglia del compianto Denis Bergamini, ed al suo diritto sacrosanto che venga fatta giustizia a trent’anni da un omicidio che non si può più nascondere. Lo ha fatto come avvenne dieci anni fa davanti al Tribunale di Cosenza, con un affollato sit-in che ha visto ancora una volta riuniti attorno alla figura di Donata Bergamini, semplici cittadini, tutte le componenti della tifoseria del Cosenza calcio ed anche i tanti giornalisti che da anni mantengono accesi i riflettori, su di una vicenda che mette sotto accusa non solo gli anonimi esecutori di un delitto ancora senza colpevoli, ma anche i falsi testimoni che hanno raccontato una montagna di bugie smontate dall’ ultima inchiesta condotta dal Dott. Eugenio Facciolla, Procuratore Capo della Repubblica del Tribunale di Castrovillari, oggi trasferito ad altro incarico a seguito di un’inchiesta che lo ha visto coinvolto.

L’incontro scandito dai cori degli ultras rossoblù che risuonano al Marulla e negli stadi dove è impegnato il Cosenza, è stato sottolineato da quattro brevi interventi di riflessione sulla vicenda. Il primo a prendere la parola è stato Claudio Dionesalvi, mediattivista, giornalista e soprattutto ultrà del Cosenza calcio, che oltre a ricordare il clima che si viveva nella nostra città all’epoca della morte di Bergamini, una città sconquassata da una guerra di mafia le cui dinamiche non sono state ancora oggi pienamente svelate, ed una città che oggi più che mai chiede giustizia accanto alla famiglia Bergamini. “Una famiglia che ha insegnato a non mollare mai che in trent’anni ha attraversato tutto il Paese, costruendo un’inchiesta da zero su una vicenda che hanno tentato e voluto insabbiare più volte”. “le cose non accadono per caso e non credo alle coincidenze – ha continuato Dionesalvi – siamo a pochi giorni dal cinquantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana, un evento che ha cambiato gli equilibri politici dell’Italia e che rappresenta la madre di tutte le ingiustizie di questo Paese. Ci ritroviamo ancora una volta a chiedere, davanti ad un tribunale, Verità e Giustizia che dovrebbero essere garantite da chi ci lavora dentro quotidianamente, e che non devono diventare un evento eccezionale come è successo recentemente con il caso Cucchi”. Nel proseguire il suo intervento Claudio Dionesalvi ha sottolineato come “noi non siamo qui per capire quali siano stati gli ingranaggi dello scontro all’interno della magistratura che ha portato al trasferimento del Dott. Facciolla, questo compito lo lasciamo ai giornalisti che sono qui insieme a noi che hanno la capacità di raccontarci il presente e quello che sta accadendo. Noi abbiamo una stima immensa nei confronti di questa donna, perché Donata Bergamini ci ha impartito grandi lezioni in questi trent’anni: lezioni di coraggio, lealtà, forza, determinazione e di amore. Difendendo Denis ha difeso noi tutti e l’onore e la dignità di questa città. Perché bastava un niente per etichettarci come omertosi. Non ci voleva niente per dirci che noi al sud siamo mafiosi per indole, genetica e vocazione, mentre lei ha sempre puntualizzato che la sua vicenda è stato un caso isolato in questa città ed in questo territorio”.

“La battaglia di Donata – ha proseguito Dionesalvi – è la nostra battaglia, perché Denis non è solo un simbolo o il nostro campione che ci ha regalato tante gioie, ma uno dei tanti ragazzi che in questa maledetta Italia, meritava giustizia dai tribunali. La verità la conosciamo e non abbiamo bisogno che ce la dica un tribunale, ma la famiglia Bergamini merita che questa verità venga scritta nero su bianco da una sentenza che metta un carattere definitivo sulla vicenda. Noi staremo sempre qui a chiederlo a gran voce e se non lo diranno a noi dovranno dirlo ai nostri figli, ai nostri nipoti che saranno sempre a guardia di questa vicenda spulciando negli archivi, aprendo gli armadi se necessario, per arrivare in fondo. Dieci anni fa Ilaria Cucchi veniva data per pazza perché chiedeva giustizia sulla morte del fratello, è stata derisa ed offesa sino ad oggi che ha vinto la sua battaglia. Chiudo rubando le parole a Padre fedele Bisceglia che una volta scrisse che i pazzi aprono a volte le strade che poi la gente comune percorrerà, noi l’abbiamo aperte ed alla fine crediamo che i pazzi avranno ragione”.

Subito dopo ha preso la parola Donata Bergamini che ha ringraziato i presenti pe la vicinanza e l’affetto che le viene dimostrato in ogni momento da “questa città che è la mia prima città”. Poi ha sottolineato il rammarico di come nel “momento in cui ci aspettavamo la chiusura delle indagini che hanno già sancito la prima verità arrivata dopo la riesumazione del corpo di mio fratello, una riesumazione che si deve esclusivamente alla volontà del Dott. Facciolla e che ha permesso di accertare le cause della morte di Denis. Invece di vedere che finalmente chi ha mentito, depistato, insabbiato, potesse pagare il conto con la giustizia, è arrivato questo trasferimento che non mi è chiaro. Senza entrare nel merito della questione - ha proseguito Donata Bergamini – mi chiedo perché l’unico magistrato che ha realmente indagato sulla morte di mio fratello sia stato trasferito in maniera punitiva, mentre chi lo ha preceduto è stato promosso o è arrivato a godersi felicemente la pensione. Io non posso che chiedere al CSM ed al Ministro della Giustizia di rivedere questo provvedimento anche alla luce delle notizie che danno il suo accusatore indagato dalla Procura di Napoli e che abbia chiesto le dimissioni. Mentre le notizie che dovevano restare riservate su Facciola sono state divulgate con enfasi, al contrario di quelle riguardanti le archiviazioni su altre accuse che lo riguardano non vengono date? Perché su quindici magistrati indagati, esce solo il nome di uno? Vorrei delle risposte su questo, così come su quelle che aspetto da trent’anni, perché il caso di mio fratello si sarebbe potuto chiudere nell’immediato, mentre sono trent’anni che chi lo ha ucciso, chi ha mentito, chi ha insabbiato gode della libertà, mentre la mia famiglia vive in carcere da quel giorno”.

“il Procuratore Facciolla  - ha sottolineato Donata – è quello che ho visto di meno, perché è una persona schiva e riservata che pensa solo a lavorare e non si perde in chiacchiere e, per come la vedo io, queste persone come lui sono quelle che danno maggiormente fastidio. Io non ce l’ho con chi eventualemnete prenderà il suo posto, ma con chi non ha tenuto conto del grande lavoro che lui ha svolto non solo sul caso di mio fratello, ma su tutto il fronte della lotta alla criminalità che riguarda la sua Procura. Io seguo giornalmente le notizie che riguardano questo territorio prima ancora di quello in cui sono nata e vivo, ed ho potuto vedere tutti i risultati che ha raggiunto”.

Proprio su questo punto, dopo la Bergamini è intervenuto il sindaco di Castrovillari Antonio Lo Polito che ha portato la sua testimonianza sul lavoro della Procura della sua città, mettendo in evidenza “l’integrità di un magistrato al servizio del suo territorio”.

La chiusura è stata affidata a Padre Fedele Bisceglia che ha ricordato i momenti successivi alla morte di Denis Bergamini essendo stato lui la prima persona ad averlo visto sul tavolo dell’obitorio dell’ospedale di Trebisacce, notando il suo volto senza un graffio e che già allora metteva in chiaro come fossero andate le cose. 

 


 

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  2 8 7  6
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 PARTITE PERSE   0 8 8 9
 RETI FATTE
  3 3 2 0
 RETI SUBITE   3 0 2 7
 

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