Dopo mesi di assoluto silenzio interrotto da sporadiche comunicazioni emesse più che altro per tacitare la sempre più crescente insoddisfazione di un popolo che, nonostante tutto, ama e continuerà ad amare il Cosenza, ecco che il signor Guarascio partorisce una dichiarazione sulla avvenuta retrocessione della squadra in serie C, quando, come si suol dire, “i buoi sono scappati dalla stalla”.
Prima ancora di leggerlo, ci è venuto da pensare che anche questa volta non si sia voluto, come la situazione imporrebbe e come da anni si chiede, convocare una conferenza stampa nella quale, con professionalità, onestà intellettuale e nel rispetto dei reciproci ruoli, ci si potesse guardare negli occhi e confrontarsi da persone serie, con domande e risposte precise sulla reale situazione e le prospettive effettive del nostro amato Cosenza Calcio il cui futuro appare a dir poco nebuloso e incerto.
Ancora una volta il signor Guarascio resta fedele al suo principio che si rifà al celeberrimo motto del Marchese del Grillo di sordiana memoria, che gli consente di non mettersi davanti a taccuini, videocamere e microfoni, per spiegare come si è giunti a mettere in piedi un fallimento sportivo di tale portata che ha messo in cattiva luce il buon nome della Cosenza sportiva e della città inter.
Il signor Guarascio nel suo comunicato parte subito male accusando chi non la pensa come lui che “La delusione e l’amarezza per la retrocessione oggi, probabilmente, non consentono ai più di guardare e valutare con serenità e lucidità il percorso che abbiamo fatto. Stagioni che hanno visto il Cosenza competere nella seconda serie nazionale lottando con orgoglio per difendere la categoria e tentare, come nella scorsa stagione, di raggiungere obiettivi più ambiziosi conquistando il quinto miglior piazzamento della storia rossoblù”. Forse signor Guarascio è proprio lei che non valuta bene il percorso fatto dal Cosenza da lei guidato in questi sette anni di Serie B in cui si sono “raccolti sul campo” 2 salvezze tranquille, 2 maturate attraverso il playout, 1 salvezza incredibilmente miracolosa nel periodo del Covid, e due retrocessioni sul campo una delle quali risolta dal ripescaggio per il fallimento del Chievo Verona.
In pratica su 7 campionati disputati 5 sono stati vissuti stabilmente in fondo alla classifica, senza che si potesse mai aspirare e nulla di meglio.
Il signor Guarascio si vanta di avere raggiunto il quinto miglior piazzamento di sempre in serie B nella storia rossoblù, ma omette di dire che quest’anno il Cosenza ha raccolto il secondo peggiore punteggio di sempre con i 30 punti con i quali ha chiuso la stagione. Un risultato che stride fortemente quando afferma: “Come ogni anno anche all’inizio di questa stagione abbiamo fatto delle scelte, nell’intento di migliorarci, portando a Cosenza il Direttore Beppe Ursino che avevamo corteggiato a lungo in passato, il promettente Direttore Sportivo Gennaro Delvecchio, un tecnico come Massimiliano Alvini, del quale abbiamo sempre apprezzato gioco e personalità, e allestendo un organico, composto da alcuni giocatori esperti e altri giovani, per la maggior parte di proprietà”. Se dell’operato di Ursino non abbiamo contezza, ammesso che gli sia stato concesso di farlo, quelle di Alvini e Delvecchio si sono rivelate completamente fallimentari, con il primo che non si è dimostrato all’altezza di salvare la squadra nel campionato più mediocre degli ultimi anni, ed il secondo incapace di allestire una rosa con elementi di categoria utili a raggiungere la salvezza, altro che migliorarsi.
Entrambi ai quali vorremmo tanto chiedere di dire la verità sull’epurazione di calciatori come Camporese e Fumagalli messi ai margini della squadra senza fornire alcuna motivazione e depauperando un organico di per sé già deficitario.
Uno dei passaggi che avrebbero avuto bisogno di un chiarimento senza fraintendimenti con precise domande alle quali fare seguire precise risposte, è quello relativo ai quattro punti di penalizzazione in cui il signor Guarascio afferma: “Abbiamo esperito ogni tentativo possibile e immaginabile per rimediare a quella che, ancora oggi, riteniamo una ingiusta penalizzazione e siamo convinti che una sanzione così afflittiva non sarà mai più comminata per simili circostanze”. Ancora stiamo aspettando di comprendere perché il Cosenza calcio di Eugenio Guarascio abbia volontariamente omesso di pagare quelle somme dovute all’Erario che hanno determinato il meno 4 in classifica e che hanno pesato come un macigno perlomeno nella fase centrale del campionato. Se è vero che sono stati determinati dal pignoramento del conto bancario del Cosenza di riferimento per la FIGC, allora il signor Guarascio dovrebbe spiegare ai cosentini tutti perché si è giunti al pignoramento, a chi e per cosa era dovuta quella cifra di oltre mezzo milione di euro che ha determinato la “sanzione così afflittiva”, così come andrebbe spiegato ai tifosi rossoblù quanto affermato nel dispositivo della sentenza riguardo alla cattiva organizzazione e gestione del Cosenza Calcio.
Oggi siamo arrivati ad un punto di non ritorno, con una rottura insanabile con la tifoseria e la città intera, dove la cessione della società diventa conditio sine qua non per affrontare il futuro, cosa che il signor Guarascio sembra prendere in considerazione, almeno a parole. Ma a tal proposito nel suo comunicato esiste un passaggio davvero inquietante che fa sorgere diverse domande quando recita: “La volontà, che coincide con i desideri della tifoseria, è quella di assicurare un futuro roseo al Cosenza. Ci sono situazioni concrete in essere ed una, in particolare, potrebbe arrivare alla definizione a brevissimo”.
Ci faccia capire il signor Guarascio cosa intende dire quando afferma: “In questi mesi, parallelamente all’impegno sportivo, abbiamo lavorato per individuare e condividere un percorso utile al trasferimento della proprietà con soggetti che avessero capacità economico – finanziarie in grado di garantire un immediato ritorno in Serie B”. Quindi la retrocessione in Serie C era cosa nota da mesi ed il Cosenza del signor Guarascio non ha fatto nulla per evitarla, lasciando al prossimo proprietario l’arduo compito di riportare i Lupi in cadetteria? Perché depauperare così scientemente il famoso Brand?
Certo così tutto si spiega. Si spiega perché Ursino abbia lasciato la barca affondare, forse perché ha capito di non potere operare nel mercato di riparazione per salvare la categoria, si spiega perché ci si è affidati ad un DS alle prime armi e a un allenatore capace di rapportarsi bene con l’ambiente, ma non più in grado di offrire un adeguato spessore tecnico ad una squadra assemblata male che necessitava di rinforzi come egli stesso asseriva sin dal ritiro estivo.
Ci verrebbe da pensare che questa retrocessione sia stata studiata a tavolino, ma non vorremmo che, come diceva un famoso politico della prima Repubblica, “A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”.
In definitiva quello del signor Guarscio ci sembra un comunicato pieno di parole fumose tese a prendere tempo ed evitare il confronto su temi scottanti che non riguardano solo l’area sportiva, perché sarebbe stato giusto parlare anche della mancata iscrizione alla Serie C conquista sul campo con la promozione delle ragazze della squadra femminile, dei lavoratori e delle lavoratrici non pagati per mesi e chiamati poi a sottoscrivere accordi rinunciando a buona parte degli emolumenti pur di non perdere quei pochi soldi spettanti, emblematico il caso steward. Nessuna parola sulla sporcizia dello stadio, sull’altalena del costo dei biglietti, sui rapporti con i fornitori, sul settore giovanile lasciato alla cura, per fortuna amorevole di Sergio Mezzina e dei tecnici, e alla passione dei ragazzi che hanno tenuto alto il nome del Cosenza nonostante tutto.
Ma il Cosenza di Guarscio non era una società improntata alla legalità, alla trasparenza e al rispetto delle regole come sbandierato ad ogni piè sospinto? O ce lo siamo sognati?
A noi non resta che aspettare che alle parole stavolta seguano i fatti.
Il signor Guarascio ci tolga un ultimo dubbio, più di forma che di sostanza, visto che ha firmato il comunicato come il presidente Eugenio Guarascio, ma lui non si era dovuto dimettere lo scorso anno dalla carica per le vicende giudiziarie che lo coinvolgono, o ricordiamo male? Se ha potuto riassumere la carica non può certo dispiacerci, ma perché non è stato mai comunicato? Anche perché sul sito ufficiale la pagina dell’organigramma è “in aggiornamento”.



