Niente abbonamenti in curva, ennesimo affronto del Cosenza Calcio ai suoi tifosi

Eliseno Sposato

Eliseno Sposato

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Non passa giorno che dalle parti di via Conforti, sede attuale della società Cosenza Calcio, non se ne escano con una perla che non fa altro che allargare sempre di più il solco tra chi gestisce, da proprietario, la nostra squadra del cuore e la tifoseria che, stanca di essere presa a pesci in faccia, ha giustamente deciso di non dargli alcun supporto.

L’ultima perla partorita dalla triade “Guarascio-Scalise-Miceli” è quella di lanciare la campagna abbonamenti, non solo a campionato già iniziato e senza mai avere indicato i programmi societari, ma escludendo i settori più popolari che, dovrebbero averlo ben presente, non sono solo popolati dal tifo organizzato.

Sicuramente non ci meravigliamo più di nulla, ma non possiamo non notare che l’operazione campagna abbonamenti annunciata con enfasi attraverso queste parole: “Le nostre radici. La nostra identità: premiano la fedeltà ai nostri colori, alla nostra storia.” arriva a breve distanza dall’intervista rilasciata dal tecnico Buscè in una trasmissione televisiva dell’emittente La C in cui ha cercato di mettere un po’ riparo alle sue dichiarazione post gara di Coppa Italia a Monopoli (leggi qui) quando parlava di come società e DS non stessero facendo il proprio lavoro al pari suo.

Ora lo si manda a invitare la tifoseria al “buonsenso” includendo in questo discorso incidentalmente anche la società, come possiamo rileggere di seguito:

<<Cosenza è una piazza veramente importante. Non dobbiamo sottovalutare il fatto che ci sono stati anni un po’ critici, e l’anno più difficile è stato lo scorso, quando avviene una retrocessione in una società e in una piazza così importante, con delle problematiche accumulate nel tempo vengono fuori tutti i malanni. È come quando uno ha il raffreddore e non lo cura, poi subentra la bronchite, la febbre alta. Diciamo che il paziente non è stato curato bene già da anni, e purtroppo poi c’è stata la retrocessione, dove i problemi sono emersi all’ennesima potenza>>.

Come per Lupo nella conferenza stampa di Lorica, anche Buscè ripete questo mantra fingendo di non capire che non è la retrocessione ad avere acuito le tensioni, ma le reiterate e scellerate scelte societarie succedutesi negli anni.

<<Sarebbe bello trovare tranquillità – ha proseguito il tecnico – nell’ambiente, nella società, tra i tifosi, la città e le istituzioni. Quando si lavora con serenità da tutte le parti, sicuramente si può fare qualcosa di importante. Bisogna farlo piano piano. Sicuramente bisogna allinearsi per andare tutti in un’unica strada e affrontare un’annata difficile e un campionato difficile contro squadre importanti.  Io cerco solo di fare quello che posso fare. Devo allenare e cercare di portare entusiasmo in un ambiente che ne ha bisogno. L’unica medicina che posso provare a far prendere un po’ a tutti è fare il meglio possibile sul rettangolo verde>>.

Poi il tecncico silano si stupisce <<Della situazione ambientale a Cosenza se ne parla un po’ in tutta Italia. Quando sono arrivato pensavo di trovare difficoltà ma non a questo livello. Credo che ci voglia un po’ di buonsenso sia da parte della società, così come dai tifosi. Io sono l’ultimo arrivato e sto cercando solo di capire cosa devo fare in campo. Per noi è fondamentale avere il supporto dei tifosi, che devono sempre accompagnare i propri beniamini. Ci vuole buonsenso da parte di tuttiAnche riguardo al calciomercato e alla condizione psicologica non si può dimenticare, comunque, che quando sono arrivato qua a Cosenza ho trovato una situazione tremenda: praticamente l’ottanta, per non dire il novanta per cento dei giocatori, volevano andare via>>.

Ecco subito dopo che la società mette in campo il suo buonsenso lanciando un messaggio “a chi ama e sostenie la nostra causa” ma contestualmente escludendo i settori popolari delle curve “Catena” e Bergamini” con la criptica spigazione che è in corso “una razionalizzazione degli spazi interni al ‘San Vito-Marulla’ che la società sta programmando e predisponendo”.

Un’affermazione che non capiamo cosa voglia dire se non un modo elegante per dire alla tifoseria che non avrà accesso nei luoghi fondamentali nei quali il tifo organizzato trova la sua naturale collocazione. Non sappiamo se le cose poi cambieranno con quel termine “a brevissimo” tanto caro ai vertici societari, ma allo stato attuale cos’è questo se non un ennesimo affronto ai tifosi?

In tutto questo c’è un silenzio che fa un rumore assordante: quello delle istituzioni cittadine. Perché il Sindaco, il Presidente del Consiglio Comunale, assessori e consiglieri non si fanno sentire chiedendo conto di questa decisioni? Perché non si schierano fattivamente accanto alla tifoseria? Di cosa hanno paura? Sono al servizio dei cittadini, oppure non vogliono più disturbare il manovratore?

Purtoppo noi non abbiamo risposte da dare se non registrare e commentare i fatti in attesa del prossimo colpo di scena.

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