Puntuale è arrivato anche quest’anno il giorno in cui, da tifosi del Cosenza calcio, dovremmo gioire, scambiarci auguri vicendevoli, essere orgogliosi della nostra passione per la squadra del cuore.
Eppure, a parte quello di ricordare un giorno importante come questo, la sensazione è quella di realizzare che non c’è niente da festeggiare. Perché gli anni che passano sembra che ci abbiano portati a vivere questo giorno come una routine inevitabile, come lo è anche scrivere queste poche righe più per un dovere morale che non per reale necessità.
Trovare le ragioni che ci hanno portato a questa tristezza non è per niente difficile. La mancanza di obiettivi sportivi, le prestazioni incolore della squadra, come quella impalpabile di ieri con l’Atalanta U.23, oramai adagiatasi sul crinale di una mediocrità che soltanto pochi mesi fa non sembrava essere all’orizzonte, sono sotto gli occhi di tutti.
Tutto questo non è altro che lo specchio fedele di una proprietà che dietro alla holding 4EL Group porta il nome di Eugenio Guarascio e dell’amministratrice unica Rita Scalise che in questi anni si sono nutriti di tutto fuorché d’amore. Due personaggi che da anni stanno mortificando chi si nutre da sempre dell’amore del Cosenza Calcio: i suoi tifosi, portati allo sfinimento attraverso le promesse mancate e che oggi non possono fare altro che contestare lasciando gli spalti del “San Vito – Marulla” desolatamente vuoti, per evidenziare un’insanabile frattura che non può più essere ricomposta.
Nonostante l’amore che si nutre per questi colori, tutti abbiamo oramai compreso quanto sia difficile entrare allo stadio per gioire o soffrire per qualcosa in cui non alcun senso credere, perché invece di alimentarla come si dovrebbe questa passione, i signori Guarascio e Scalise questa passione l’hanno definitivamente uccisa.
E fino a quando questi unici, veri, costanti, imperturbabili responsabili dello scempio a cui ci hanno abituati, non andranno via, non resterà altro da fare se non continuare ad alimentare questa composta e civile protesta.
Un tempo si diceva: <<Quando non avevamo niente, avevamo il Cosenza. E allora avevamo tutto>>, oggi che abbiamo tutto, qualcuno ha pensato bene di toglierci il Cosenza, ecco perché non c’è niente da festeggiare: perché non abbiamo niente.



