marulla Vuoto
 
a cura di Eliseno Sposato
 

La riammissione del Cosenza in Serie B tarda inspiegabilmente ad arrivare. Eppure dovrebbe essere oramai un fatto conclamato dopo le tre sonore bocciature ricevute dal Chievo Verona nei diversi gradi della Giustizia Sportiva che hanno certificato come la Società clivense, inadempiente dal punto di vista fiscale, non abbia più i requisiti per ottenere l’iscrizione al campionato.
Oberata da una massa debitoria messa anche a bilancio e con diversi esercizi di pagamento dell’IVA non ottemperati nel corso degli anni (a partire dal 2014) la Società veneta ha cercato in un estremo tentativo, peraltro avvenuto fuori tempo massimo, di fare il gioco delle tre carte per salvarsi.
Un gioco al quale non hanno abboccato i revisori della Covisoc, quelli federali e finanche quelli del Collegio di Garanzia del CONI che hanno ribadito al presidente Campedelli, di non avere rispettato le regole come invece hanno fatto tutte le altre Società di Serie B e C che hanno ottenuto l’iscrizione ai rispettivi campionati.
Le motivazioni dell’ultima sentenza parlano chiaro a tutti tranne che al presidente della Federcalcio Gravina, che ha abboccato all’ultimo amo lanciato dai veneti, che cercano l’ultima sponda nel TAR del Lazio che potrebbe ribaltare il giudizio espresso nelle tre sentenze degli organi sportivi.
Inutile girarci attorno perché la sensazione che si ha è quella di parteggiare apertamente per l’illegalità e per chi ha violato palesemente le regole. Non si spiega altrimenti questo “tifo” mascherato dalla prudenza per non dovere dar vita ad un campionato con 21 squadre. L’atteggiamento assunto dal presidente federale è quello di uno che aspetta solo che la Giustizia Sportiva venga sconfessata dal Tribunale Amministrativo, non rendendosi conto delle conseguenze catastrofiche che si verrebbero a creare in caso di ribaltamento dei tre gradi di giudizio.
Se avvenisse questo, in futuro, perché le Società calcistiche dovrebbero pagare gli onere fiscali, se poi basta pagare 1/72 del debito arbitrariamente il giorno prima dell’iscrizione al campionato? Basterebbe solo questo per indicare a Gravina che l’unica strada che dovrebbe percorrere è quella delle dimissioni, perché non è in grado di fare rispettare le regole.

Dalla nostra parte non c’è certo da stare allegri, visto che in casa Cosenza regna un silenzio assordante, oltre che l’immobilismo quasi assoluto. Se Guarascio ha perlomeno sentito il dovere di affidarsi a legali competenti per costituirsi in giudizio davanti al Consiglio di Garanzia del CONI, come parte interessata. Dall’altro lato non profferisce parola che possa arrecare disturbo al Manovratore della F.I.G.C.
Un atteggiamento talmente passivo che non può essere giustificato dal lavorare sottotraccia, perché sappiamo bene quanto il patron rossoblù in Lega e federazione riveste il ruolo di personaggio naif, totalmente avulso dal contesto.
Da tre mesi in via degli Stadi regna il silenzio assoluto al quale, cosa ben più grave, è stato associato un immobilismo assoluto. C’è un allenatore che tutti sanno essere esonerato, ma del quale non è mai stata data notizia ufficiale. Da poco più di una settimana c’è un nuovo Direttore Sportivo che dovrebbe costruire una squadra che di fatto a venti giorni dall’inizio del campionato (se tutto va come si spera), in pratica non esiste.
Da ieri i pochi calciatori sotto contratto si allenano insieme ad un manipolo di giovani della Primavera che hanno ricevuto un precontratto. Ancora una volta ci tocca assistere ad un brutto film già visto, che mortifica sempre di più il nome del Cosenza Calcio e della sua appassionata tifoseria entrata in una sacrosanta rotta di collisione con la proprietà del titolo sportivo, che non verrà risanata neanche con la giusta riammissione in Serie B.
Perché dal 7 maggio ad oggi non si è allestito un organico degno del nome del Cosenza calcio, capace di competere in Serie C o Serie B? Che fine hanno fatto le vane e vacue parole (perché tali si sono dimostrate) diffuse da Guarascio nella nota stampa all’indomani della retrocessione? Che fine ha fatto quella falsa voglia di riscatto sbandierata in quell’occasione?
Sono domande semplici alle quali sarebbe doveroso rispondere, ma che sappiamo già rimarranno lettera morta.
Gli unici fatti concreti ci dicono che ancora una volta la programmazione non esiste e ci si affida al fattore “sedici”, l’unico in grado di stravolgere gli eventi sempre a favore del “Cosenza di Guarascio”, un modo di fare calcio naif al quale non ci abitueremo mai.


 

L'ANALISI DEI NUMERI

IL COSENZA IN CAMPIONATO

 PARTITE GIOCATE
  2 9 4 0
 PARTITE VINTE   1 0 9 8
 PARTITE PAREGGIATE   0 9 2 7
 PARTITE PERSE   0 9 1 6
 RETI FATTE
  3 3 8 7
 RETI SUBITE   3 1 1 0
 

DALL'ARCHIVIO FOTOGRAFICO

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