Rete Gucher 2
 
Calabrese a cura di Carmine Calabrese
 

Abisso. Non c’è nessun riferimento sull’arbitro, né è un palese tentativo per spostare la mia attenzione su altro. L’abisso di cui parlo è quello nel quale, non certo oggi, sono “annegate” nettamente e, lasciatemelo dire, meritatamente, le residuali speranze del Cosenza di mantenere la categoria. Il 3-0 finale, (il risultato poteva essere anche più rotondo), dice, chiaramente, come anche a Pisa, il Cosenza ha dimostrato di essere, mentalmente, in disconnessione totale e, fisicamente, in debito di ossigeno, di forza e di grinta.

Oggi, purtroppo, nemmeno il cuore è stato schierato in campo. Come, negli spogliatoi, sono rimasti l’amore per la maglia e la voglia di metterci impegno. Roberto Occhiuzzi, sperando nell’aiuto della buona sorte, ha disegnato in campo un Cosenza con un look diverso. Tanto nel modulo, quanto negli uomini: accantonato il 3-5-2, ecco un 3-4-3 con Schiavi al posto di Idda, Ba con compiti di copertura a centrocampo a fianco a Sciaudone e Sacko, spalla di Carretta e Gliozzi. Ma, nemmeno l’accorgimento tattico, ha dato effetti.

Il Cosenza, infatti, dopo aver provato a dettare i tempi, dopo una quindicina di minuti, ha scelto di arretrare il baricentro e lasciare campo ai padroni di casa. Lo 0-0 di fine primo tempo, non è servito a nulla. Pronti via e nel secondo tempo, ecco che il Pisa mette la freccia. Anche in questa marcatura, ci sono evidenti concorsi di colpa della difesa silana, messa a sedere da Gucher che, ruba palla a Tiritiello, disorienta Schiavi e infila Falcone. Tutto molto semplice. Che amarezza. Anche sull’1-0, il Cosenza “farfuglia” qualcosa che, non è minimamente associabile all’impegno, men che meno al tentativo di provare a rimettere le cose a posto. Il 2-0 di Mazzitelli è una perla balistica che, anche dal divano, merita applausi.

Ma, quello che non è giustificabile, è il modo in cui il quartetto in barriera si comporta sulla punizione, lasciando al centrocampista nerazzurro di “mirare e fare fuoco”. Che delusione. Nemmeno l’ingresso di Tremolada, Konè, Trotta, Bouah e Sueva, cambia il “bioritmo” dei Lupi. Che tristezza.

Il 3-0 è un altro regalo ma, non credo sia il caso di “tormentarvi” anche con questo. Che dolore. Resta una certezza, il Cosenza, dopo la brillante vittoria dell’Ascoli a Ferrara (prendete nota, è così che si lotta per la salvezza, ndc) nemmeno i playout sono da considerare l’ultima e unica occasione per provare a salvare la stagione. Questo Cosenza, perdonatemi, nuovamente, la mia spietata esternazione, merita la retrocessione. Senza alcuna imprecazione contro la sfortuna, gli arbitri, i minuti di recupero, l’ostruzionismo degli avversari, i falli tattici, il Covid, gli spalti vuoti, le partite ogni tre giorni e qualunque altro “alibi” inconsistente volesse venire in mente a qualche tesserato.

Questa squadra, senza capo, né coda, senza grinta, né attributi, senza cuore, né passione e, soprattutto, senza alcun rispetto per la città, la tifoseria, la provincia, il “Marulla”, merita di essere trattata allo stesso modo: senza rispetto. Il rispetto, mi hanno insegnato, si riceve in base a quello che si dà. Quindi, fatti due calcoli, zero rispetto in entrata, zero rispetto in uscita. Giusto, per far quadrare i conti. Già i conti. Sono, proprio questi che hanno determinato “l’estrema unzione” sulla stagione dei Lupi.

Due sessioni di calciomercato, dove, si è sbagliato, non solo in estate ma, anche nella finestra invernale, l’impossibile, portando gente che non ha fatto nulla per assumersi la responsabilità di dire: “almeno proviamoci”. L’amara verità è che questa squadra è “retrocessa” dentro. Ho aspettato con ansia che Roberto Occhiuzzi andasse in conferenza stampa. Non è andato. Al suo posto c’ha messo la faccia il diesse Trinchera che, non ha evitato di lanciare accuse contro la squadra, contro il suo atteggiamento e contro l’assenza di motivazioni. Non mancando, nemmeno, di lasciare un interrogativo aperto sulla guida tecnica. Ma, mi chiedo: chi verrebbe a dare una scossa a questa squadra? Con quale spirito? Con quali correttivi? Questa squadra, non servivano 34 giornate, per capire che è piena di limiti. Caratteriali, tecnici, fisici, tattici, di personalità. E, senza nessuna voglia di essere… uomini, combattenti e Lupi. Veri.


 

L'ANALISI DEI NUMERI

IL COSENZA IN CAMPIONATO

 PARTITE GIOCATE
  2 9 3 3
 PARTITE VINTE   1 0 9 5
 PARTITE PAREGGIATE   0 9 2 6
 PARTITE PERSE   0 9 1 3
 RETI FATTE
  3 3 8 0
 RETI SUBITE   3 1 0 0
 

DALL'ARCHIVIO FOTOGRAFICO

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