Guarascio: Un fallimento che arriva da lontano
 
a cura di Eliseno Sposato
 

Ora che anche la proverbiale fortuna di chi ha allestito una squadra per un campionato “in linea con la pandemia” è finita nel secchio dell’umido, tocca a noi leccarci le ferite per una retrocessione annunciata sin dalla prima giornata di campionato e che è arrivata puntuale e senza appelli.
Per la quarta volta in Serie B non si disputeranno i playout e questa è un’ulteriore nota di demerito per chi in queste 38 giornate è sceso in campo a collezionare brutte figure a ripetizione. Ma ancor prima di dare a loro parte della colpa, bisogna partire da chi ha pianificato questo scempio a tavolino.
Il trio delle meraviglie Guarascio-Trinchera Occhiuzzi, ha operato una perfetta eutanasia per il popolo rossoblù, ricacciando il nome del Cosenza calcio, all’inferno della Serie C da dove era emerso con grande fatica.
Guarascio può finalmente toccare con mano quanto sia un personaggio inadeguato per il mondo del calcio, incapace di capire dopo poco più di dieci anni, che gestire una squadra professionistica non è come decidere il calendario della raccolta differenziata. Lui ha sempre e solo guardato i suoi interessi volti ad intascare e stornare i sostanziosi contributi economici giunti in questi tre anni di Serie B dalla Lega ed in parte dal botteghino, e mai reinvestiti concretamente sul lato tecnico della squadra.
Ma il fallimento della gestione Guarascio, non è solo certificato dal risultato sportivo, ma da tutto quello che in questi dieci anni, oramai quasi undici, non è riuscito a fare.
Sotto questa presidenza il Cosenza non riuscito a creare strutture di proprietà come un centro sportivo degno di questo nome ed all’altezza delle necessità di una squadra professionistica.
Il settore giovanile non è riuscito a sfornare uno che sia uno, calciatore che possa giocare stabilmente in prima squadra e che, con il tempo, diventare anche una importante moneta da spendere sul mercato. E non si venga a portare l’esempio di Sueva che si è dimostrato essere un calciatore assolutamente irrilevante dentro la rosa del Cosenza calcio, non riuscendo mai a mettere in difficoltà i tecnici che dovevano schierarlo in campo, tantomeno risultare decisivo nei minuti giocati. Per lui i numeri di quest’anno sono impietosi con sole 12 presenze delle quali 2 sole da titolare con 310 minuti giocati che hanno fruttato solo 1 assist.
Non esiste una rete di scouting che possa portare a scovare i talenti che giocano su campi calabresi o delle regioni limitrofe, e tutto è demandato alla buona volontà e capacità dei tecnici che hanno cercato di mantenere vivo un settore rivelatosi per nulla strategico per il Cosenza di Guarascio.
Le formazioni giovanili hanno sempre dovuto peregrinare sui campi delle Società presenti sul territorio, per potersi allenare e disputare le gare di campionato.
In questi anni non si è stati mai capaci di sfruttare i vantaggi dei pochi successi sportivi ottenuti per alzare la famosa asticella di cui ha spesso parlato lo stesso Guarascio. Non li ha sfruttati per rinnovare i prestiti dei calciatori migliori, e neanche i termini di marketing visto come spesso il merchandising non è stato mai o quasi disponibile alla vendita nelle quantità adeguate alla domanda dei tifosi.
Già i tifosi. Per Guarascio sono sempre stati dei clienti piuttosto che il vero partner sul quale puntare. Mortificati da una politica dei prezzi non sempre adeguata ai campionati disputati, per non parlare dei rimborsi agli abbonati per le gare non godute causa pandemia o i biglietti per le gare non giocate e perse a tavolino causa i problemi del terreno di gioco non pronto ad inizio campionato nella stagione scorsa. Rimborsi arrivati tardivamente oppure trasformati in voucher per acquisti di gadget allo store dove non c’era quasi nulla di realmente appetibile per i tifosi.
Guarascio proprio nell’ottica di individuare nel tifoso più un cliente che il motore della squadra, non ha mai ritenuto di doversi confrontare con loro, definendoli dispregiativamente “tifosi da strada” senza capire che la strada percorsa per un tifoso è pari alla passione che riversa sui colori rossoblù.
L’unico reale interesse per Guarascio sono i conti in ordine. Tutto vero se pensiamo che gli stipendi ai calciatori sono stati pagati regolarmente, e di questo gli va dato atto, ma dovremmo davvero spulciare nei bilanci della Società per capire cosa si cela dietro alcune voci creative come le spese per consulenze (?) o acquisti dalle Teche Rai dei vecchi filmati riguardanti il Cosenza calcio, del quale non è mai stato comunicato nulla sul reale utilizzo. Voci che andrebbero scandagliate da qualche esperto in materia per comprendere di cosa si tratta in realtà.
Per Guarascio importante è sempre stato essere circondato da personale obbediente più che da collaboratori validi in grado di dare consigli per introdurlo in un mondo così lontano dal suo essere. Così si spiegano le girandole di Direttori Sportivi messi da parte in serie prima dell’arrivo del perfetto signorsì, Stefano Trinchera, chiamato sempre a fare le nozze con i fichi secchi, sfruttando spesso gli agganci con il suo mentore Pantaleo Corvino, per costruire le squadre attraverso i prestiti a costo zero, lasciandosi sfuggire sempre i migliori giocatori alla scadenza naturale del contratto e monetizzando, solo nella recente cessione di Baez.
Eppure in questi anni sono passati da Cosenza tanti buoni calciatori sui quali si poteva costruire una squadra che potesse davvero essere competitiva in Serie B: da Dermaku a La Mantia, da Fiordilino a Palmiero, Da Tutino a Rivière, da Garritano a Casasola, solo per citarne alcuni.
Anche gli allenatori sono stati scelti nell’otica dell’assoluta fedeltà al Patron, tanto che hanno sempre abilmente nascosto i mortificanti inizi di stagione con squadre sottodimensionate cercando di creare meno danni nei mesi che precedevano il mercato di riparazione dove pescare quei colpi di fortuna che hanno cambiato il corso della storia.
Da Cappellacci a Roselli, da Braglia ad Occhiuzzi, tutti si sono allineati al volere di Guarascio difendendone l’operato in ogni circostanza e, a volte, andando contro l’evidenza dei fatti. Se da parte loro possiamo comprendere la difesa del posto di lavoro, non si capisce come mai “uomini di calcio” più o meno navigati, non siano riusciti mai a scalfire la visione da “Uncle Scrooge” del presidente che si è il più duro dei duri, il più furbo dei furbi e ha sempre fatto quadrare i conti!
Ma se dai personaggi approdati in riva al Crati per aggiungere un contratto in carriera e contributi ai fini pensionistici e che sono stati osannati o bistrattati per i successi raggiunti o meno da Roberto Occhiuzzi, nelle cui vene scorre il sangue da vero lupo, ci saremmo aspettati più volte uno scatto d’orgoglio per compensare la deriva negativa in cui è sprofondato dopo la brillante operazione salvezza compiuta lo scorso anno.
Aveva il coltello dalla parte del manico per pretendere ed ottenere una squadra degna del blasone Cosenza, ed invece ha preferito rivolgere l’arma verso se stesso in perfetto stile samurai, per il più classico degli harakiri, ma non come forma di protesta per un torto subito, quanto per accondiscendere alla volontà del padrone.
perso dietro i suoi “quinti di centrocampo” ed altri insegnamenti del credo tattico imperscrutabile di Coverciano, il “principe” non è riuscito ad inculcare nei suoi uomini lo spirito indomito dei “Lupi della Sila”, cosa peraltro difficile da fare visto che aveva davanti un manipolo di calciatori di passaggio.
Oggi a noi non resta che leccarci le ferite e, non rincorrere le fantomatiche “cordate” di imprenditori che vorrebbero rilevare il Cosenza ma che non mostrano mai pubblicamente almeno un reale interesse, preparaci ad un’altra estata di silenzio, in cui si parlerà di tutto fuorché di contratti a calciatori, obiettivi stagionali, pronta risalita in Serie B, in una sola parola: programmazione.
Quella che si potrebbe fare ben sapendo di potere contare sui milioni che arriveranno dal paracadute per le squadre retrocesse e dai premi di valorizzazione di alcuni calciatori rientrati nelle Società di appartenenza. Anche se nutriamo il serio dubbio che questi introiti, come al solito, verranno dissolti nei mille rivoli delle voci di bilancio.
Quello che è erto che noi saremo sempre qui a raccontare le gesta sportive del Cosenza che si ripresenterà ai nastri di partenza del nuovo campionato di appartenenza, qualunque esso sia.

 

L'ANALISI DEI NUMERI

IL COSENZA IN CAMPIONATO

 PARTITE GIOCATE
  2 9 3 4
 PARTITE VINTE   1 0 9 5
 PARTITE PAREGGIATE   0 9 2 6
 PARTITE PERSE   0 9 1 4
 RETI FATTE
  3 3 8 0
 RETI SUBITE   3 1 0 2
 

DALL'ARCHIVIO FOTOGRAFICO

  • visita la pagina
  • visita la pagina
  • visita la pagina
  • visita la pagina
  • visita la pagina
  • visita la pagina
  • visita la pagina

MERCATO INVERNALE

MERCATO INVERNALE SERIE B 2020-21 

PROSSIMO TURNO

Ascoli logo

ASCOLI

Cosenza logo

COSENZA

Domenica 22 agosto 2021 - ore 20:30
Serie B - 1a giornata

ULTIMO TURNO

Pordenone logo

2 - 0

Cosenza logo

PORDENONE   COSENZA

Lunedì 10 maggio 2021 - ore 14:00
Serie B - 38a giornata

NOTIZIE DA ...

Bandiera Serie B

ULTIMI RISULTATI

CLASSIFICA