In ginocchio mai
 
Calabrese a cura di Carmine Calabrese
 

Un rumoroso silenzio. Rumoroso, ancor di più del frastuono dei cori contro di lui. Il silenzio di cui parliamo, è quello del presidente Eugenio Guarascio. Il patron rossoblù, nonostante sia stato travolto dallo tsunami della contestazione e nuovamente “sfiduciato” dalla stragrande maggioranza della tifoseria rossoblù, non mostra segni di cedimento: grande capacità di autocontrollo, indifferenza totale, piena convinzione nel proprio operato, speranza nel ripescaggio, non si sa bene quale sia il segreto di questa calma, quasi glaciale, dell’imprenditore lametino.

Dalla sconfitta, abbastanza prevedibile, di Lignano Sabbiadoro che, ha “segnato” la vita calcistica dei Lupi, sono passati quasi una quindicina di giorni. Due settimane, nelle quali, il cuore del popolo rossoblù, non ha smesso un attimo di sanguinare. Rabbia, tristezza, delusione, disperazione, incredulità. In questi quindici giorni, a nulla sono servite le “scuse” via social dei calciatori. Tutte, sono state rispedite al mittente. A tutti, è stato rivolto lo stesso, inappellabile, atto d’accusa: indegni a vestire la casacca rossoblù. Solo Falcone, l’unico “colpo” azzeccato dal diesse Trinchera, è stato “prosciolto” da ogni colpa grave.

Dopo la retrocessione, dal patron Guarascio, ci si sarebbe aspettato un “mea culpa”, una dimostrazione di affetto e appartenenza ai colori, un’assunzione piena di responsabilità. E, invece, il patron si è limitato a spiegare, in un comunicato di poche righe, tra l’altro freddo e distaccato, la sua analisi sulla retrocessione. Troppo poco. Troppo “arido”. E' stato un ulteriore “coltellata” al cuore, alla passione, al senso di appartenenza di una tifoseria per cui, com’è stato evidenziato in tanti striscioni, “U Cusenza, è na cosa seria”. Oggi, dopo un primo iniziale incontro tra il patron lametino e il sindaco Mario Occhiuto, è calato di nuovo il silenzio. Così come, è incerto cosa Guarascio voglia fare del Cosenza: cederlo, venderlo, farsi da parte, proseguire. Allo stato, sono tante le voci che si rincorrono sulla sorte dei Lupi. Si parla di diverse cordate, interessate a rilevare il Cosenza. Si parla, di mail, di pec, di richieste di appuntamenti, di richieste di incontro con il patron ma, finora, non si è registrata nessuna svolta. Sono tante, anche, le voci sul costo del Cosenza. C’è chi sostiene che Guarascio per lasciare le sue quote, voglia tra i 2 e i 3 milioni di euro, c’è chi, invece, sostiene e assicura che, il patron non ha alcuna intenzione di “lasciare”. In tutto questo silenzio, non si vede all’orizzonte alcun accenno di futuro del Cosenza che sarà.

Ad oggi, infatti, l’unica certezza è che Trinchera abbia raggiunto, almeno sulla parola, l’accordo con la Cremonese. Non si sa cosa succederà con Occhiuzzi. Il tecnico cetrarese è legato ai Lupi da altri due anni di contratto ma, anche lui, finito sul banco degli imputati, non ha ricevuto alcuna comunicazione sul futuro. Di certo, a Cosenza, vista l’aria che tira, presidente e staff tecnico, hanno fatto il “loro tempo”. In dieci anni di presidenza, il patron lametino non è riuscito a conquistare la fiducia, la stima e la passionalità dei tifosi. In tutta questa confusione, ci sono delle certezze. E non sono per nulla buone. Il Cosenza, infatti, non rispettando la “regola” del minutaggio degli under 23, vedrà il suo “paracadute” (la cifra è di un milione e mezzo di euro, ndc) alleggerito di quasi 900 mila euro. Conti alla mano, sarebbe bastato far giocare Antzoulas o Sueva per qualche spezzone di gara in più e tutto sarebbe stato risolto. Ora, più che da cronista, mi chiedo da tifoso e da semplice osservatore esterno: possibile che nessuno in società dal diesse al segretario, oppure dall’allenatore a tutti i componenti dello staff tecnico, si siano dimenticati di osservare questa semplice regola?

Anche questa è l'ennesima dimostrazione di come questa, meritatissima, retrocessione sul campo, ha tanti padri e, ancor più grave, è avvenuta più per demeriti propri che per meriti altrui. Nel “salvadanaio”, comunque, entreranno i soldi di Falcone che, come negli accordi presi tra Trinchera e il diesse blucerchiato, garantirà al club di via degli Stadi un “tesoretto” di 500 mila euro, cui vanno aggiunto il premio di valorizzazione dello stesso pipelet, la “rata” di Baez, i premi di valorizzazione di Kone e Balhouli, (quest’ultimo uscito fuori dai “radar” del tecnico). Cosenza, come un innamorato ferito, deluso e tradito, aspetta di sapere che fine farà il suo cuore. Questo vecchio cuore rossoblù merita più rispetto. Da parte di tutti.


 

L'ANALISI DEI NUMERI

IL COSENZA IN CAMPIONATO

 PARTITE GIOCATE
  2 9 3 4
 PARTITE VINTE   1 0 9 5
 PARTITE PAREGGIATE   0 9 2 6
 PARTITE PERSE   0 9 1 4
 RETI FATTE
  3 3 8 0
 RETI SUBITE   3 1 0 2
 

DALL'ARCHIVIO FOTOGRAFICO

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