Cosa non ci ha convinto nelle risposte del presidente Guarascio
 
a cura di Eliseno Sposato
 

Prima di rituffarci a raccontare solo degli aspetti del calcio giocato cosa che, avrete notato, caratterizza la nostra linea editoriale di quest’anno, vorremmo ritornare sulle risposte che il presidente Guarascio ha rilasciato alle dieci domande che insieme ad alcuni colleghi della stampa sportiva cosentina, gli abbiamo rivolto per cercare di stimolare il dibattito sull’ennesima stagione senza programmazione che il patron rossoblù ha attuato dall’estate scorsa.

Prima di addentrarci nel merito è doveroso fare delle precisazioni sulla forma delle domande poste in cui alcuni hanno visto del “buonismo” da parte nostra tacciandoci di essere stati troppo morbidi su alcune questioni. Prima di esprimere un qualsiasi giudizio bisogna tenere conto di alcuni fattori.

Le dieci domande sono frutto di un dibattito più che altro informale svolto tra noi giornalisti in queste settimane e che andavano sintetizzate e mediate perché potessero raccogliere un’ampia condivisione. Le stesse servivano anche per riallacciare un rapporto con la presidenza non tenendo conto di quella sua infelice uscita, nell’ultima occasione in cui ci si confrontò de visu con il patron Guarascio, questi ci tacciò di scarsa professionalità perché, a suo dire, la nostra categoria segue troppo gli umori delle opinioni espresse dai tifosi sui social networks: un’offesa bella e buona che avrebbe meritato un oblio perenne del Guarascio pensiero, ma che abbiamo preferito mettere da parte.

Altro fattore da tenere ben presente è l’asetticità del confronto a distanza che rende il dibattito un po’ sterile non potendo modulare alcune domande sulle risposte ricevute, correndo il rischio di realizzare un prodotto sterile come avviene con le conferenze stampa di mister Occhiuzzi in cui oramai le domande fatte tutte a monte, ricevono risposte nella maggior parte dei casi, stereotipate tanto da rendere il prodotto finale poco interessante, non a caso sono tra gli articoli meno letti della nostra testata.

Venendo allo specifico delle risposte rivolteci dal patron silano, abbiamo messo sul piatto dati reali quali l’80% dei calciatori transitati in squadra sono stati frutto di prestiti che sono durati lo spazio di un mattino, oggi il 41% della rosa segue questa scia e aggiungendoci i calciatori in scadenza di contratto, a fine stagione il Cosenza avrà a sua disposizione solo 5 calciatori in organico da cui ripartire, ennesima riprova della reale mancanza di programmazione. A questi dati Guarascio risponde con ragionamenti di questo tipo: “ogni nostra scelta è stata ponderata, valutata nel rapporto causa-effetti e la programmazione messa in campo nasce da una precisa volontà di valorizzare le risorse interne”. Un discorso questo che trova riscontro solo nei quadri societari e poco in quelli tecnici, dove a parte allenatori e collaboratori, in pratica nessuna di queste risorse è di proprietà della Società ne tanto meno scende in campo.

Portando l’esempio di corazzate come Salernitana e Monza, con patron dalla risorse economiche ingenti, altro non è che buttare fumo negli occhi sull’assenza di investimenti destinati al corpo squadra. Potremmo citargli il caso del Cittadella che spende meno del Cosenza ma anno dopo anno implementa la sua rosa con calciatori di prospettiva e di proprietà, scelti anche nelle categorie inferiori, e che hanno portato la squadra veneta negli anni ad occupare stabilmente le posizioni nella griglia play-off, arrivando anche a giocarsi la Serie A, mentre il Cosenza naviga sempre nelle posizioni di retrovia, se non occupare quasi sempre la zona retrocessione come in questo triennio di Serie B.

Il capitolo più doloroso è proprio quello del settore giovanile. In dieci anni di presidenza Guarascio solo un calciatore, Gianluigi Sueva, è approdato in prima squadra. Un po’ poco nonostante l’orgoglio del presidente che tira ancora una volta in ballo Occhiuzzi, senza il quale probabilmente neanche il giovane attaccante sarebbe finito in prima squadra. Nessun investimento è stato fatto in termine di strutture per fare crescere e valorizzare quello che dovrebbe essere il punto centrale di ogni Società di calcio. Non esiste una rete di scouting capace di intercettare prima di altri i prospetti futuri che calcano i campi della regione.

Sugli investimenti il patron tira in ballo la tifoseria tessendone giustamente le lodi, sia per il sostegno che offre alla squadra e sia per essere parte integrante dell’immissione di capitali con gli abbonamenti e gli incassi al botteghino. Peccato però che da tempo la presidenza non raccoglie mai gli inviti ad un confronto con essa e non dimentichiamo che Guarascio è forse l’unico presidente di una Società di calcio ad avere allontanato per sempre dallo stadio un tifoso ed abbonato ultradecennale reo di averlo contestato apertamente durante una partita. Per non parlare dei rimborsi per le gare non godute dagli abbonati negli ultimi due anni per le note vicende legate al terreno di gioco ed allo stop causato dalla pandemia. Un comportamento che stride terribilmente con quel “carburante naturale” che spinge in alto il Cosenza.
Non che ci aspettassimo molto di più da quello che abbiamo ottenuto e pur rendendogli merito per i successi ottenuti e sorvolando sulla “autentica passione” che insieme al “rispetto per le regole” caratterizzano il suo operato, ci è sembrato che il suo discorso sia frutto di un arzigogolato politichese privo di riscontri reali. Speriamo che le cose cambino in futuro.


 

L'ANALISI DEI NUMERI

IL COSENZA IN CAMPIONATO

 PARTITE GIOCATE
  2 9 2 0
 PARTITE VINTE   1 0 9 2
 PARTITE PAREGGIATE   0 9 2 3
 PARTITE PERSE   0 9 0 5
 RETI FATTE
  3 3 7 1
 RETI SUBITE   3 0 7 9
 

DALL'ARCHIVIO FOTOGRAFICO

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