L’assordante silenzio di Guarascio che ci umilia tutti.
 
a cura di Eliseno Sposato
 

È trascorso un mese da quando la sconfitta con il Pordenone ha decretato il mesto ritorno del Cosenza in Serie C. Una fine ingloriosa per la presidenza Guarascio baciata fin troppo da una fortuna che ha nascosto abilmente, agli occhi di chi non voleva vedere, gli errori di un patron tanto incompetente in materia calcistica, quanto sempre più padre padrone dei destini di tutti noi.


Un fallimento sportivo annunciato sin dalla serata magica di Pescara cui non ha fatto seguito, a parte gli inutili proclami, una seria programmazione che potesse garantire non solo una tranquilla permanenza nella categoria più giusta per la storia gloriosa del Cosenza calcio, ma anche provare a raggiungere quel traguardo chiamato Serie A che avrebbe ripagato una tifoseria passionale e fedele come quella che annovera la squadra rossoblù.

All’indomani dell’amara retrocessione ci saremmo aspettati parole decise ed assunzioni di responsabilità chiare ed inequivocabili. Invece abbiamo ricevuto uno scarno comunicato in terza persona, asettico ed indigesto tipico di un personaggio che oramai da tempo veste i panni del Marchese del Grillo di sordiana memoria, e prosegue sulla sua strada al motto del “io sono Io e voi non siete un ca**o”.

Proprio in quest’ottica va inquadrato il rapporto con noi della stampa, ama anche con la tifoseria. Il 14 maggio scorso il valente collega di Tuttosport Roberto Barbarossa ha chiesto, attraverso la chat di Whatsapp creata dal Cosenza calcio per le comunicazioni con i giornalisti, se fosse possibile indire una conferenza stampa con il presidente Guarascio per parlare del futuro della squadra e per analizzare gli errori compiuti nella passata stagione, ragionando sul come non ripeterli in futuro.

Al timido “provo a chiedere” ricevuto in risposta dal collega capo ufficio stampa, è seguito un lungo silenzio per un’altra decina di giorni durante i quali è esplosa in città la civile ma ferma contestazione della tifoseria, culminata ad oggi in una petizione sulla piattaforma Change.org che, seppure a mio parere personale lascia il tempo che trova, manda un segnale forte ed inequivocabile verso il patron rossoblù al grido di “Guarascio Vattene”.

Per noi addetti ai lavori solo qualche scarna comunicazione relativa agli ultimi impegni del settore giovanile e quando il collega Barbarossa ha reiterato la sua richiesta, naturalmente condivisa da tutti, ci siamo sentiti rispondere dapprima che a breve ci sarebbe stata una comunicazione ufficiale. Era il 28 maggio e la giornata scorre silenziosa quando in serata arriva in chat questo messaggio che riporto in maniera integrale: “Buonasera. In merito alla richiesta di confronto con la Società inoltrata nei giorni scorsi e alle attività in corso da parte della Società stessa, prodromiche alla partecipazione al prossimo campionato, la nota prevista per oggi non sarà diffusa. Vi informo che nei prossimi giorni ci saranno delle comunicazioni ufficiali”.

Premesso che nessuno di noi si sente un Gianni Brera o un Gianni Mura, ma un messaggio del genere si inquadra perfettamente nel pensiero del Marchese del Grillo ed offende tutti noi che con sacrificio rubiamo tempo al lavoro principale che ci permette di vivere dignitosamente, per informare ed alimentare la passione del popolo rossoblù.

Una categoria la nostra, sempre più sbeffeggiata da chi non solo si ritiene il padrone del vapore, ma anche da tutti quelli che si sentono depositari del vero “tifo”, mentre noi che scriviamo e ci firmiamo con nome e cognome, veniamo etichettati con termini spregiativi come “giornalaio” (mestiere nobilissimo e di tutto rispetto), “tagliature” o “lecchino” a secondo se quello che si scrive viene recepito come pro o contro il Cosenza calcio.

Noi che da sempre cerchiamo di svestire i panni del tifoso che è in noi, radicato sin dall’infanzia, per analizzare con il giusto metro di giudizio quello che vediamo e documentiamo, pensiamo di svolgere un ruolo diverso da chi, seppure altrettanto legittimamente, ma magari non condivisibile secondo noi, sposa tout-court la causa del Cosenza parlandone sempre bene comunque e dovunque, seppure poi arrivare a sposare la causa del “Guarascio Vattene” oggi che è estremamente popolare.

Siamo in pochi? Probabilmente si visto che solo in quattro su circa un centinaio di iscritti alla chat whatsapp del Cosenza calcio abbiamo deciso di abbandonarla “non per i colleghi che la gestiscono, ma per un segnale doveroso da dare all'arroganza di questo presidente cui tutto scivola addosso e non ha alcun rispetto dei ruoli” come ha ben sintetizzato il collega Massimo Mitidieri del Giornale di Sicilia. Peccato che in privato molti colleghi sostengano la nostra posizione ma pubblicamente non mandano segnali inequivocabili, preferendo restare in quella confort zone dove non è necessario disturbare il manovratore, certificando ahimè che noi siamo la “sparuta minoranza” tanto cara a Guarascio.

Mentre la contestazione della tifoseria continua senza soste, lunedì sera a piazza Kennedy è previsto un altro sit-in e la petizione ha già superato abbondantemente la 2000 firme, mentre nascono e muoiono nel giro di poche ore le cordate disposte a rilevare una Società che non vuole essere ceduta, il patron silano continua ad umiliare tutti con il suo silenzio o con gli specchietti per le allodole come il possibile ingaggio di Bruno Trocini come nuovo allenatore.
Una strategia vecchia che ha fatto il suo tempo, come la favola dei conti sempre a posto ma che chissà perché non vengono mai mostrati ai potenziali acquirenti. A questo si deve aggiungere che in mattinata sono apparsi anche dei timidi (nelle proporzioni) cartelli con scritto “Guarascio Resta” e appaiono sui social commenti pro-presidenza quasi a controbilanciare il malumore della tifoseria reale.

Resta altresì assordante il silenzio di molti “dipendenti” del Cosenza calcio, a cominciare dall’allenatore Occhiuzzi per finire a tutti gli altri quadri tecnici e non, che a fronte del tanto amore sbandierato nelle vittorie, colpevolmente tacciono nelle sconfitte. Non basta dire “Forza Lupi sempre” per certificare il senso di appartenenza. 

Nella foto una delle "perle" dell'era Guarascio


 

L'ANALISI DEI NUMERI

IL COSENZA IN CAMPIONATO

 PARTITE GIOCATE
  2 9 3 4
 PARTITE VINTE   1 0 9 5
 PARTITE PAREGGIATE   0 9 2 6
 PARTITE PERSE   0 9 1 4
 RETI FATTE
  3 3 8 0
 RETI SUBITE   3 1 0 2
 

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