SPAL-Cosenza 5-0: il ritorno da Ferrara è logorante per i tifosi rossoblù

Caterina Alba Minico

Caterina Alba Minico

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Sono più di 900 i kilometri che separano lo stadio “Paolo Mazza” di Ferrara dal “San Vito-Marulla di Cosenza”. Il tempo – speso, perso o dedicato – per l’organizzazione metodica delle trasferte è ciò che rende la passione per la maglia rossoblù qualcosa che va al di là del mero passatempo del fine settimana.


Cosenza-Ferrara è un viaggio in pullman di oltre nove ore e tale è il tempo per pensare ancora alla sconfitta: in massa la tifoseria cosentina ha seguito la squadra e ha continuato ad incitarla fino al 90esimo nonostante il passivo clamoroso. Un sospiro di sollievo quello tirato dai rossoblù al fischio finale: SPAL-Cosenza termina 5-0. Accanto alla frase “È finita”, l’avverbio “finalmente” preannuncia un viaggio di ritorno lungo e tormentato. La batosta subìta dai lupi è clamorosa e lascia poco spazio ai commenti lucidi. Amareggiati e sconfitti i tifosi ospiti si apprestano a rientrare alla base.


Come è noto la fase di acquisto dei biglietti del settore ospiti si interrompe il giorno prima della gara e i dati pervenuti venerdì sera segnalavano una presenza massiccia della tifoseria rossoblù, segno questo che il calcio appartiene ancora alla gente che ci crede e non è la posizione in classifica della squadra a far muovere le tifoserie, ma quella che viene comunemente definita “fede”.


L’arrivo di Daniele De Rossi sulla panchina biancoazzurra aveva riportato entusiasmo nell’ambiente emiliano e probabilmente nessuno dei tifosi rossoblù presenti al “Mazza” aveva dato per certo il “2 fisso”. Dilagante la delusione dei tifosi alla fine della gara: perché la sconfitta la puoi in parte prevedere, l’umiliazione no.


Il passivo di ben 5 goal è preoccupante, impossibile non pensarci il giorno dopo e quello dopo ancora. Ma durante la gara, dal divano, è semplice “agire”: sul primo, secondo o terzo goal della SPAL, il tifoso può decidere se continuare il massacro o spegnere tutto e dedicarsi ad altro. Chi va in trasferta non ha questo potere decisionale. Chi va in trasferta decide consensualmente di soffrire insieme e per la squadra. Probabilmente andrebbe inserita anche questa postilla nei biglietti che vengono staccati, soprattutto in quelli destinati ai “tifosi ospiti”.


Il Cosenza Calcio ha l’impareggiabile fortuna di avere un nutrito seguito alle spalle: 731 i tifosi presenti al “Mazza” che hanno percorso oltre 900 kilometri per sostenere i propri colori.
Ma se il viaggio di andata per una trasferta risente dell’attesa spasmodica della gara, quello di ritorno, dopo un passivo così demoralizzante, ha gettato nello sconforto l’umore di un’intera tifoseria che macina kilometri su e giù per l’Italia per ogni trasferta.


Nelle pagelle redatte dopo la gara di Ferrara, la redazione non ha salvato nessuno, ma di certo la tifoseria al seguito del Cosenza è quella che merita – ancora – un dieci e lode: seguire il Cosenza collettivamente è forse l’unico modo per stemperare la delusione derivata dalla cocente sconfitta. Kilometri e passione per una fede che non conosce sconfitta.

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