Presidente Guarascio, Il calcio è uno sport di relazioni

Eliseno Sposato

Eliseno Sposato

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“Il calcio è uno sport di relazioni, se non hai buone relazioni fuori, difficilmente riuscirai ad averle in campo”
Faccio mie queste parole della CT della Nazionale femminile Milena Bertolini, espresse nel bel documentario della Rai “Numero 3 Sara Gama” dedicato alla capitana della Nazionale Italiana per dare corpo ad alcune riflessioni sul tragico momento che viviamo tutti noi che abbiamo a cuore le sorti del Cosenza calcio.
Trasferendo le parole della CT Bertolini alla nostra realtà, non possiamo che constatare come queste siano il vero humus che sta caratterizzando la gestione della presidenza Guarascio, in questi undici anni fatti di successi tanto casuali quanto effimeri, che non sono stati costruiti su alcun tipo di programmazione e che sono inesorabilmente avviati verso un declino fallimentare.
Tutta la gestione Guarascio è stata caratterizzata dalla mancanza di queste buone relazioni che non solo non sono state messe in campo, ma neanche ricercate per costruire un futuro radioso, quando i successi sportivi sono arrivati.
Questo perché Guarascio, da presidente-padrone non ha mai cercato di relazionarsi e circondarsi di collaboratori, ma solo ed esclusivamente di signor si, che rispondessero ai suoi desiderata, senza mai contraddirlo.
È stato così per Direttori Sportivi, Allenatori, calciatori, responsabili amministrativi e della comunicazione, tutti usati e gettati via nel momento in cui non rispondevano più ai suoi desiderata.
Anche noi che raccontiamo le gesta sul campo della nostra squadra del cuore siamo finiti nel suo tritacarne, visto come siamo oramai additati dalla tifoseria come il peggiore dei mali del Cosenza, dopo di lui, solo perché ad un certo punto ci siamo concentrati solo sulle vicende di campo piuttosto che su altro, nonostante pagine su pagine scritte in precedenza, ma che sono finite nell’oblio magari solo perché abbiamo risposto con la cortesia dovuta ad un invito per i consueti auguri di Natale.
Le conseguenze di queste cattive relazioni si sono palesate ieri in tutta la sua dirompente crudezza rappresentata dagli spalti vuoti del San Vito-Marulla per Cosenza-Benevento, in un momento delicato come questo in cui la nostra squadra che è tecnicamente la più debole di tutta la Serie B, non può assolutamente fare a meno del supporto dei suoi tifosi, se non altro per limitare al massimo i danni.
Davvero pensa il presidente Guarascio di rispondere alle contestazioni con i daspo societari, il codice di comportamento del tifoso mostrato con fare intimidatorio all’acquisto dei biglietti, come apparso sui canali ufficiali la scorsa settimana?
Uno stadio desolatamente vuoto è il segno più grande del fallimento del Cosenza di Guarascio, perché il calcio senza la gente sugli spalti non potrà mai essere uno spettacolo degno di nota, e facendo così si rischia di creare una fossa ancora più profonda di quella che si sta allargando sempre di più sotto i nostri piedi.
Il pubblico è sempre il primo azionista di una squadra di calcio, indipendentemente dagli sponsor o dai diritti Tv che si possono incamerare, perché senza tifosi sugli spalti che incitano i calciatori in campo, nessuna impresa sportiva si può realizzare.
E dire che in tutti questi anni la fedeltà del popolo rossoblù ha potuto testarla in tutta la sua forza e non si contano le volte in cui se ne è pavoneggiato, ma se oggi sono tutti contro e solo perché sono tutti stanchi di essere presi in giro. Perché i tifosi non si possono assumere come dei dipendenti, ma vanno coccolati e rispettati proprio attraverso quelle buone relazioni che si devono mettere in campo prima di qualunque investimento piccolo o grande, vero o fittizio che sia.

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