Gli incantatori di serpenti

Il DG Gualtieri
Eliseno Sposato

Eliseno Sposato

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ventrìloquo s. m. (f. -a) e agg. [dal lat. tardo ventrilŏquus, comp. di venter -tris «ventre» e tema di loqui «parlare» (calco del gr. ἐγγαστρίμυϑος), mediato dal fr. ventriloque]. – Persona che ha l’abilità di parlare a bocca chiusa e tenendo le labbra immobili, così da far sembrare che non sia lei a parlare ma che le parole siano pronunciate da altre persone, o da pupazzi, oppure che abbiano origine dal ventre (di qui il nome): essere un v., una v.; esibirsi come v. in un numero di varietà.

Dopo avere rivisto un paio di volte, soprattutto per cercare di capire bene le parole vista la pessima qualità audio, la “conferenza stampa” di presentazione di Salvatore Gualtieri, poi derubricata dall’addetto stampa a semplice “incontro”, visto che come noi la maggior parte dei colleghi continua nella protesta nei confronti della proprietà del Cosenza Calcio, mi sono tornati alla memoria alcuni personaggi televisivi divenuti famosi negli anni Ottanta, perché eccellevano nell’arte del ventriloquio.

Una sensazione scaturita dal senso di sbigottimento che mi hanno lasciato le parole di Gualtieri man mano che le ascoltavo. Nulla da eccepire sulle qualità professionali che Salvatore Gualtieri ha dimostrato di avere e che lo hanno portato a ben lavorare in diverse piazze d’Italia, ma le sue dichiarazioni, in alcuni casi molto gravi, mi hanno fatto pensare che stessi assistendo ad uno spettacolo del compianto Pietro Ghislandi e del suo Sergio, di Josè Luis Moreno con il corvo Rockfeller oppure, per arrivare ai giorni nostri di Andrea Fratellini con Zio Tore.

Questo perché la pessima sensazione lasciatami dalla visione dei video della conferenza/incontro è stata quella di pensare che il nuovo Dg del Cosenza calcio fosse il Sergio/Rockfeller/Zio Tore in braccio all’ineffabile duo composto da Rita Rachele Scalise/Eugenio Guarascio, moderni incantatori di serpenti.

I due, attraverso la credibile facciata di Salvatore Gualtieri, hanno illustrato l’ennesima “ripartenza da zero” come se fosse una mirabolante novità e non la pessima consuetudine che stanno imponendo alla passione della tifoseria rossoblù, da quattordici anni a questa parte.

Gualtieri è partito illustrando gli incontri con la proprietà e le aspettative che questa ha riposto su di lui:

<<Sono grato al Presidente Guarascio per questo ruolo. Il direttore generale rappresenta la comunità…Si aspetta che porti qui la mia esperienza e mi ha chiesto tre cose: la prima è ripartire da zero, ristrutturare e implementare un nuovo modello per inserire anche i giovani all’interno della società. La seconda riguarda lo sviluppo del brand e del territorio. La terza è farlo tenendo d’occhio la sostenibilità>>. Per poi sottolineare che:<<Nelle richieste del Presidente ho letto messaggi positivi: è consapevole che per cambiare bisogna migliorare. Questi sono segnali positivi non solo per me, ma per tutto il territorio>>.

Ancora una volta resto incredulo a pensare come sia possibile che fior fiore di professionisti del mondo del calcio che arrivano a Cosenza, sembrano catapultati dalla luna o più semplicemente, caduti dal pero. Com’è possibile che non conoscano le azioni e il modus operandi di chi è nel calcio non da oggi, ma oramai quasi da tre lustri, e che non ha dimostrato nulla se non una spiccata abilità nel lasciare una striscia incredibile di creditori dietro di sé, unitamente all’occultamento dei lauti introiti ottenuti soprattutto nei sette anni di Serie B. E questa non è una mia supposizione, ma è suffragata da fatti reali, basta solo vedere come la squadra debba vagare alla ricerca di campi di allenamento in provincia, semplicemente perché tutte le strutture dell’hinterland si rifiutano di collaborare con chi non onora gli impegni assunti (leggasi pagare gli affitti).

Nell’illustrare il suo mirabolante progetto denominato “Cosenza Identity”,Gualtieri ha sparato una battuta degna del miglior Rockfeller: <<Condividiamo il percorso anche sul piano calcistico con il Presidente, che vuole fare calcio vero, interpretando il calcio per quello che è>>.Ditemi voi se questa non è la battuta dell’anno. Guarascio che vuole fare calcio vero. E quale, di grazia? Quello che prevede zero programmazione, solo contratti annuali, per cui è logico smantellare la squadra ad ogni inizio stagione? Oppure quella dove il settore giovanile viene affidato alla buona volontà di tecnici e responsabili o quello della squadra femminile che non viene iscritta al campionato dopo avere dominato per una stagione intera e ottenuto una meritata promozione?

È fare calcio vero non curando durante l’estate il terreno di gioco del San Vito-Marulla per poi seminarlo a campionato in corso? È fare calcio vero quando si mandano al ritiro precampionato i calciatori a bordo delle proprie auto? È fare calcio vero quando non si pagano utenze e tributi? È fare calcio vero presentando uno stadio sporco o con le poltroncine delle panchine nello stato in cui versano oggi? È fare calcio vero quando si trasferiscono gli utili del Cosenza alle altre società della holding che lo controlla depauperando le casse di quegli introiti che consentirebbero quella “sostenibilità economica” tanto cara al signor Guarascio e alla signora Scalise?

È questa l’idea che Gualtieri, Guarascio e la Scalise hanno di “implementare un nuovo modello di società”?

Ieri, dopo quattordici anni di proprietà Guarascio abbiamo scoperto che: <<La proprietà è consapevole che bisogna portare il club a contatto con la gente e con il territorio. Oggi una società di calcio deve creare valore per tutto ciò che le gravita intorno. Questo è il nostro obiettivo, condiviso con il Presidente>>. A me pare, se non ricordo male, che il Cosenza di Guarascio e Scalise ha fatto di tutto per perdere il contatto con la gente. Dai Daspo fuori contesto inflitti a storici abbonati, dai biglietti a 30 € per le curve in occasione del derby sotto Natale, alla chiusura dei settori popolari per “ottimizzare le risorse”, solo per citare alcuni casi recenti. Cosa sono queste se non parole vuote come le casse societarie?

<<Cosenza Identity, un’iniziativa che interesserà il territorio. Avrà cinque aree principali: il cappello sarà il brand del Cosenza. Valorizzeremo i paesi della provincia e le bellezze naturali del territorio, coinvolgendo anche i calciatori e incontrando i sindaci>>

A parte che queste sono state cose già fatte in passato, ma viene da chiedersi: in tutto questo il calcio giocato, quello fatto di risultati sportivi, giovani da valorizzare, campionati da vincere dove sta? Non dovrebbe esserci questo al centro di un progetto che riguarda il Cosenza Calcio? Evidentemente no!

E quanto sia evidente che il calcio che si giochi sul campo, non sia la priorità di questa proprietà, Gualtieri lo ha implicitamente confermato in quel passaggio in cui ha detto la cosa più grave di tutte quando, a precisa domanda, ha risposto che quest’estate il Cosenza non ha fatto mercato perché <<in sintesi, per via della contestazione dei tifosi>>. Cose da pazzi. Un ribaltamento dei ruoli tanto assurdo da sembrare che stessimo assistendo al celebre sketch “La Vespa” di Aldo, Giovanni e Giacomo, in cui il vigile multa il proprietario della Vespa che dalla finestra di casa cercava di sventare il furto della moto. Un’altra assurdità dal magico mondo degli incantatori di serpenti.

<<Con questo percorso vogliamo costruire un progetto duraturo, che porti il Cosenza a essere protagonista anche fuori dal campo, creando valore per la comunità e consolidando il legame tra club, tifosi e territorio. All’interno del brand ci sarà anche l’internazionalizzazione del Cosenza calcio. Il nostro obiettivo è intercettare i tifosi cosentini nel mondo>>.

Nel farlo, Gualtieri ha parlato di costruire scuole calcio all’estero o collaborare con società estere far fare dei gemellaggi tra la città e altre sparse per il mondo, in pratica sostituendosi alle competenze del Consiglio Comunale; e qui la domanda sorge spontanea: con quali soldi? Gualtieri si rende conto di avere a che fare con una proprietà che finora ha investito lo stretto necessario e molte volte utilizzando i ricavi delle stagioni precedenti, mettendoci poco o nulla del suo?

Non ultimo viene da citare quel passaggio in cui Gualtieri chiamato a parlare della mancanza di strutture di allenamento dicendo che: <<Le infrastrutture mancano dappertutto, e il Cosenza lavora con ciò che ha in zona, in particolare a San Vitino, cuore pulsante delle attività della squadra>>. A questo punto mi tocca citare una famosa battuta di Checco Zalone e chiuderla qui: <<Ma è del mestiere, questo?>>. E non mi sembra il caso di andare oltre.

Tutto questo è avvenuto a poche ore dalla pubblica dichiarazione, in un cinema gremito di tifosi, del signor Guarascio che affermava la volontà di cedere la società, cosa che sappiamo non essere vera come ha dimostrato, quasi contemporaneamente, il ritiro della proposta di acquisto formulata dall’imprenditore Alfredo Citrigno, dopo che da via Conforti è arrivato un no deciso e inappellabile: ” L’irrituale iniziativa da Lei assunta non potrà mai avere un riscontro anche perché non si conosce il substrato legittimante simili richieste”.

Ancora una volta il duo Guarascio/Scalise  è riuscito ad ammorbare l’ennesima figura professionale del mondo del calcio, trasformata in una perfetta  spalla del ventriloquo dopo averlo conquistato come moderni incantatori di serpenti quali sono.

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